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lunedì 4 agosto 2014

Daniil Charms non ha inventato niente!








"C’era un uomo con i capelli rossi, che non aveva nè occhi nè orecchie. Non aveva neppure i capelli, per cui dicevano che aveva i capelli rossi tanto per dire. Non poteva parlare, perchè non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso. Non aveva addirittura nè braccia nè gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando.
Meglio allora non parlarne più".

Questo è uno dei grandi pezzi della letteratura dell'assurdo novecentesca: Daniil Charms, Quaderno azzurro numero 10. E' una specie di striptease della persona, il grado zero dell'umano e, di conseguenza della scrittura e del linguaggio.

Ma, ecco, il giovane Dostoevskij, ispirandosi a Gogol' (e beffandosi di lui), come del resto Charms, nel Sogno dello zio fa un po' la stessa cosa e dissolve il povero vecchio principe che svanisce davanti ai nostri occhi, lasciandoci solo con un palmo di NASO...


"- Come osate, principe, insultare una nobildonna! Se io sono un barile, be' allora voi siete un senza gambe...
- Senza gambe chi, io?
- Massì, senza gambe, sissignore, e poi anche senza denti, caro mio, ecco quel che siete!
- E monocolo, per di più! - si mise a gridare Mar'ja Aleksandrovna.
- Avete un bustino al posto delle vertebre! - aggiunse Natal'ja Dmitrievna.
- La faccia tenuta sù dalle molle!
- Di capelli vostri neanche l'ombra!
- E quei baffetti poi, lo scemo, ce li ha posticci – rincalzò Natal'ja Dmitrievna.
- Ma almeno il naso, Mar'ja Stepanovna, mi lasciate il mio! - sbottò il principe, sbigottito da tutta quella franchezza improvvisa..."

lunedì 13 settembre 2010

La poetica delle staccionate






"Mi piace molto la modesta vita dei proprietari dei villaggetti sperduti, "del mondo antico", come solitamente vengono chiamati nella Piccola Russia: come pittoresche casupole tutte decrepite, essi sono belli per la varietà dei loro colori e la loro assoluta contrapposizione alle nuove costruzioni belle lisce con i muri non ancora sbiaditi dalla pioggia, con i tetti non ancora ricoperti di muffa e con il terrazzino d'ingresso da cui ancora non spuntano i mattoni rossi sotto l'intonaco scrostato. A volte mi piace entrare per un momento nella sfera di questa vita straordinariamente isolata, dove nemmeno un desiderio vola al di là della palizzata che cinge il cortiletto, oltre la staccionata del giardino pieno di meli e prugni, oltre le isbe del villaggio che lo circondano, un po' storte su un lato, all'ombra dei salici, dei sambuchi e dei peri."       N.V. GOGOL’, Starosvetskie pomeščiki (Proprietari del mondo antico), Sobranie sočinenij v devjati tomach, Moskva 2004, p. 197.