La poesia di Achmatova che ho postato il 15 marzo raccontava del celeberrimo ritratto di Al'tman e di come lei andasse ogni settimana alle sedute di posa. E' tutta pervasa di contrasti, è ossimorica nel midollo. Come se la poetessa/poeta fosse a un bivio, esistenziale e poetico. Il 1914 è un anno cruciale, dopo la pubblicazione di Četki (Rosario), è come se Achmatova cercasse una nuova voce e una nuova ipostasi, come se piano piano stesse iniziando a creare un nuovo mito di se stessa. Inizia così con l'abbandono del boschetto sacro della poesia (Carskoe Selo, Puškin?) e l'avvio di una nuova vita, calma, tranquilla, soprattutto semplice. Lasciata alle spalle la Musa del pianto (così in quegli stessi mesi la chiamava anche Cvetaeva), il lavoro è caro, amato (milyj), la stanchezza è leggera nel piccolo vicolo corto e innevato, al riparo delle mura protettrici di Santa Caterina. Anche le rose stanno semplicemente nella brocca della toilette, senza alcuna implicazione simbolica (o meglio simboleggiano l'assenza di implicazioni simboliche ;) ). E' proprio tipico di Achmatova iniziare in sordina, con un rassicurante tran tran, come succede nei più tradizionali film horror: il quadro idilliaco, la protagonista traffica tranquilla in casa, canticchia e poi arriva il mostro di turno. E qui il mostro dov'è?
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giovedì 17 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
L'immagine del poeta. Anna Achmatova (I parte)
Nel 1914, il pittore Natan Al'tman dipinge questo celeberrimo ritratto di Anna Achmatova. Anche grazie a questo quadro l'immagine di Achmatova diventa molto presto un tema artistico e poetico, tanto che nel 1925 viene pubblicata una piccola antologia proprio intitolata così, L'immagine di Achmatova, una raccolta di versi a lei dedicati. La maggioranza di essi erano soprattutto visuali, ne davano un'immagine densa, un lampo, un ritratto, come questo di Al'tman. Cvetaeva, invece, farà un suo ritratto sonoro soprattutto: "Achmatova, questo nome è un enorme sospiro!".
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