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domenica 11 novembre 2012

The Mill and the Cross. Omaggio a Giuliano

In questi giorni era a Roma il regista polacco Lech Majewski. 
Credo che fosse lì per presentare la versione blue-ray del suo film The Mill and the Cross, uscito nelle nostre sale a marzo con il titolo I colori della Passione. Ma perché cambiare i titoli, perché non Il Mulino e la Croce? C'è davvero bisogno di usare dei termini religiosi per attirare il pubblico cattolico con un improbabile quanto inopportuno richiamo a Mel Gibson? 
Il film è ispirato al quadro di Pieter Bruegel il Vecchio La salita al Calvario.
Nel titolo originario c'è tutto il succo del film, i due poli del quadro e del film: la grande ruota della vita che macina secondo il (suo) Tempo la granulosa sostanza dei nostri destini e la ruota multiforme della morte che nel volo nero dei corvi sovrasta le minute nostre faccende umane. 
Quante ruote nel film! Soprattutto il mulino che si erge sullo sperone di una roccia cava custodendo i propri meccanismi rotanti nelle viscere profonde della terra. E' il gemello del mulino di Amleto della mitologia scandinava che macina i destini degli uomini in fondo al mare e crea la corrente, il gorgo che porta nel regno dei morti. Anche il mulino, come la Croce, è un albero, l'arbor mundi, il perno, l'asse terrestre, albero di vita e di morte.

sabato 24 marzo 2012

Il leone dalla barba grigia



In ricordo del grande Tonino Guerra, questo cartone animato dalla delicata nota autobiografica del 1995 (perfino la leonessa si chiama Lora, come la moglie dello scrittore e la voce narrante sotto il russo è proprio quella di Guerra, credo).  Il regista è Andrej Chržanovskij.

domenica 18 settembre 2011

Per i 70 anni di Norštejn


Il 15 settembre Jurij Borisovič Norštejn, il grande Maestro dell'animazione russa, ha compiuto 70 anni. Mentre aspettiamo pazienti che vada avanti il suo Cappotto traduco un pezzetto di Sneg na trave, La neve sull'erba. Un libro meraviglioso, brogliaccio di pensieri immagini, lezioni dotte e semplici epifanie. Qui sta parlando del lavoro dell'artista, ma credo valga per tutti noi e per tutti i nostri lavori, che nella loro "professionalità tecnica", nella ripetizione dei gesti quotidiani possono nascondere insospettate riserve di creatività. Proprio quella di cui parla Jurij Borisovič.

venerdì 17 dicembre 2010

Registi e potere (Sokurov)

Il presidente della Corte Costituzionale russa, Zor'kin, intervistato da Sokurov
Un tempo la coscienza della Russia erano i poeti, poi lo sono stati gli scrittori, ora sembra che il bandolo l'abbiano in mano i registi. Due casi, opposti: Sokurov e Michalkov. Aleksandr Sokurov ha condotto per il canale televisivo pietroburghese 100TV  una serie di interviste, Intonacija  (Intonazione), presentate al Tertio Millennium Film Fest di Roma. Sokurov incalza i suoi interlocutori con il suo caratteristico tono apparentemente incerto, di chi alla ricerca vuole capire e non dà proprio niente per scontato. Intervista persone tra loro molto diverse e le interroga sulla Russia, sulla sua storia, sull'oggi, sui meccanismi dello Stato e della società  e sul malessere profondo che la mina. Il potere, nelle sue diverse manifestazioni, è al centro di queste riflessioni, come della Trilogia Moloch, Taurus e Il Sole (su Hitler, Lenin e Hirohito) che sta per diventare una Tetralogia con l'ultimo atto dedicato al Faust.

venerdì 30 luglio 2010

Giardini in autunno. Otar Iosseliani (III parte)

In filigrana dunque traspare il ricordo del pittore georgiano Niko Pirosmani. Il pittore georgiano per eccellenza è molto presente nel cinema. Parajanov gira i suoi Arabeski su tema Pirosmani, il regista Zhengelaja (che fu marito della grande Sofiko Chiaureli, il poeta giovane del Colore del melograno) ha girato su di lui un film biografico nel 1969. Che intreccio caucasico!

martedì 27 luglio 2010

Giardini in autunno. Otar Iosseliani (II parte)

Ci sono tanti temi, trattati con profonda leggerezza. La cocotte, come la chiama la mammetta, di Vincent, la casa marmorea e la Statua similgreca che si riflette nello specchio:  la Bellezza può essere solo un grande equivoco e vuota superficialità. Il potere che snatura ogni cosa con la sua impersonalità: veniamo a sapere il nome di Vincent solo dopo che viene deposto.  L'esistenza fatta di piccole cose, bere (vino, naturalmente), mangiare, innamorarsi. Iosseliani ha la fama di pessimista e disilluso.

lunedì 26 luglio 2010

Giardini in autunno. Otar Iosseliani (I parte)

Si tratta della storia della caduta di Vincent, ministro dell'agricoltura, che viene fatto fuori da infidi avversari politici e che dalle stelle della fama e del potere deve rientrare nella vita normale del suo variopinto e multietnico quartiere parigino.
 Vincent perde lustro e amante glamour, ma ritrova il gusto della compagnia, della vita minuta e la scalcagnata solidarietà dei vecchi amici (compagne di bevute) e la sollecitudine delle sue (numerose) amate.

venerdì 23 luglio 2010

Giardini in autunno. Otar Iosseliani (a mo' di introduzione)

Ho proprio voglia di vedere l'ultimo film di Otar Iosseliani (nella foto), Chantrapas, ma chissà mai quando riuscirò ad acciuffarlo. Così mi sono consolata rivedendo il suo penultimo, uscito nel 2006. E solo da un'occhiatina ai titoli di coda, ho scoperto cose che allora, vedendolo al cinema, mi erano sfuggite: per esempio, uno dei produttori è Ermanno Olmi, e poi Iosseliani fa recitare le persone più incredibili. 

martedì 6 luglio 2010

Né riccio, né lupacchiotto e neanche Akakij (III)

Un pizzo di foglie come gli arabeschi di ghiaccio sulle finestre da cui sbucano i corvi neri che troveremo nel Racconto dei racconti. Inizia così La volpe e la lepre (1973) di Norštejn.
La fiaba narrata è di Vladimir Dal', un medico innamorato delle tradizioni popolari russe e della lingua che le creava e conservava, una sorta di fratello Grimm della steppa, ma anche autore del più affascinante thesaurus del russo, il mitico dizionario Dal', appunto.

venerdì 2 luglio 2010

Né riccio, né lupacchiotto e neanche Akakij (II)

25, il Primo giorno a me sembra notevole e non solo un esperimento come ho letto e sentito. 
Certo, Norštejn sperimenta e per farlo usa l'arte dell'avanguardia, russa e non (ma soprattutto russa), l'arte sperimentatrice per eccellenza. Non mi pare un caso che il film si intitoli con una data. Più che una celebrazione per il 50° anniversario del 1917, esso è, infatti, una meditazione sul tempo e in particolare sul tempo azzerato dell'utopia. Ancora una volta i censori dal loro punto di vista hanno fatto benissimo a censurarlo. Perché questo film è tutto nello spirito della pericolosa e "formalistica" avanguardia; il tempo vorticoso da dominare non è più ottocentesco progresso da un lato e accumulazione di passato dall'altro, ma ribaltato sull'asse dello spazio, eterno ritorno, simultaneità, giustapposizione... C'è molto di Chlebnikov in tutto questo e sono sicura che Norštejn ce l'abbia bene in mente. 


mercoledì 23 giugno 2010

Il racconto dei racconti (seconda parte)

Skazka skazok, il Racconto dei racconti, la fiaba delle fiabe. Questo doppio nome raddoppia e rinforza lo stupore per il proprio essere, citando quasi in modo riverente il Cantico dei cantici. Gira attorno a se stesso come il gatto dotto di Puškin gira attorno alla quercia, un po' di qui e un po' di là, un po' fiaba incantata, un po' cronaca minuta che si muove sull'onda di associazioni personali e di ricordi collettivi.

venerdì 18 giugno 2010

Il racconto dei racconti. Il miglior film d'animazione di tutti i tempi

Miglior film animato di tutti i tempi: Los Angeles - USA 1984 
Miglior film animato di tutti i tempi: Zagabria - Croazia 2002 
Miglior film d'animazione al 2^ Festival del cinema per la gioventù: Mosca – Unione Sovietica 1980 
Vincitore del Premio della Giuria al Festival Internazionale del Cinema: Lille - Francia 1980 
Vincitore del Primo Premio del Festival Internazionale del Cinema di: Ottawa – Canada 1980 
Vincitore del Primo Premio al 5^ Festival Internazionale del Cinema di Zagabria: Zagabria – Yugoslavia 1980 
Vincitore del 13° Festival del Cinema dell'URSS: Doušanbe – Unione Sovietica 1980 
Premio della Critica Internazionale (FIPRESSI): 1980 
Premio della Federazione Internazionale dei clubs del Cinema: Oberhausen – RFT 1980 
Diplôme du jury catholique, 1980

lunedì 14 giugno 2010

Il riccio nella nebbia (parte III)


Il film, invece, inizia così:


Ad ogni calar del Sole, il piccolo riccio si recava a trovare il suo amico orsetto per passare con lui la serata a contare le stelle; si sedevano su un tronco e, sorseggiando il tè, scrutavano il cielo stellato. Le stelle riempivano il cielo, proprio dietro il profilo del comignolo della casa dell'orsetto, a destra del comignolo c'erano le stelle dell'orsetto mentre a sinistra c'erano quelle del riccio. 

По вечерам Ежик ходил к Медвежонку в гости. Они усаживались на бревнышке и, прихлебывая чай, смотрели на звездное небо. Оно висело над крышей - прямо за печной трубой. Справа от трубы были звезды Медвежонка, а слева - Ежика... 

sabato 12 giugno 2010

Il riccio nella nebbia (parte III). Un post di Giulia

"Artigiano. Amo questa parola! Jury Norshtejn fa parte della schiera, senza ombra di dubbio. Come tutti i grandi artisti, pittori, scultori, registi che siano. Perché l’Arte è dettaglio e cesellamento incessante di emozioni. Cechov, Marina Cvetaeva i primi nomi che mi vengono in mente. Ma ce ne sono molti altri.
Juryj Norshtejn ama molto raccontare episodi della sua vita e della sua visione artistica.

venerdì 11 giugno 2010

Il riccio nella nebbia (parte II)

La sceneggiatura del riccio è di Sergej Kozlov, scrittore e poeta morto lo scorso 9 gennaio all'età di 71 anni.
Deve la sua notorietà proprio a una serie di favole sul riccio. Il riccio della nebbia fiaba inizia così:

"Trenta zanzarine corsero fuori sulla radura e si misero a pigolare coi loro violini. Dalle nubi fece capolino la luna e con un sorriso cominciò a veleggiare in cielo.
"Mmm-uh!" sospirò la mucca al di là del fiume. Un cane ululò e quaranta leprotti lunari sbucarono di corsa sulla stradina.

giovedì 10 giugno 2010

Il riccio nella nebbia. Ancora Norštejn (parte prima)

Come già più volte detto, Norštejn è uno dei più grandi creatori di cinema di animazione di tutti i tempi. Non per nulla in Giappone lo adorano e ed è un  cult anche per Miyazaki che è esattamente suo coetano (1941). Norštejn lavora in un modo tutto suo, senza computer con un complicato sistema di cassetti-lastre di vetro su cui dispone a strati figure disegnate e ritagliate, di solito da sua moglie Francesca Jarbusova. A vedere il loro studio e il materiale delle loro lavorazione si ha l'impressione di avere a che fare con artigiani di altri tempi, dei sarti forse (per il gran sforbiciare). La loro è una vera e propria fattura. Di sua moglie, infatti, Norštejn una volta ha detto che lei gli ricorda Medea che la notte esce nei campi a cercare erbe magiche, anche l'amaro assenzio se necessario. 
Il riccio nella nebbia è del 1975. Da allora è rimasto nei cuori di tutti, adulti e bambini che non possono non identificarsi con il piccolo riccetto che si immerge nel grembo nebbioso della vita con tutte le sue spaventose incognite, minacce. Ma anche con il tepore di un calore domestico e affettuoso che si apre al cielo stellato.

martedì 8 giugno 2010

Norštejn. Una intervista sull'arte e la guerra. In russo.




Siccome non sono inglese e non so coltivare l'understatement, mi prendo lo sfizio di sottolineare l'accenno del Maestro al kolossal di Nikita Michalkov (artificioso, senza verità), appena tornato in patria da Cannes senza neanche un premietto. Ma dovremmo parlarne...




Грани-ТВ: Юрий Норштейн, режиссер анимации

martedì 25 maggio 2010

Il colore del melograno (quarta parte): note spinate


In realtà questo post è su Parajanov più che sul film. Su youtube si può trovare un bel documentario, Parajanov. A Requiem (1994) in cui il regista si racconta. Parla di sé, del suo cinema, dell'esperienza del lager. E' interessante quello che dice con semplicità su come sia riuscito a resistere, sulle motivazioni che lo hanno tenuto vivo: l'arte (disegnava) e ascoltare le persone, le loro vite disperate da custodire come tante sceneggiature preziose. I suoi disegni poi ricordano un altro esempio di resistenza, Frosja Kersnovskaja, ma questa è tutta un'altra storia. 

giovedì 20 maggio 2010

Il colore del melograno (terza parte)

Una postilla ai sottotitoli italiani: assolutamente inadeguati. Capisco che tradurre poesia antica armena sia un problema e non dovrebbe essere il lavoro di chi traduce i sottotitoli, ma almeno limitarsi a una pedissequa traduzione letterale. Qui si cambia o si saltano brani interi. Anche nelle cose più semplici, che però sviano. Per esempio, l'inizio: c'è una ripetizione di un verso che in italiano è reso “L'uomo e la sua anima sono sofferenza”. In inglese invece si dice "“io sono l'uomo la cui anima è sofferenza”. Se l'immagine che scorre è questa delle spine, io nel secondo caso penso a Isaia e all'uomo dei dolori. La traduzione italiana non mi dice niente.

mercoledì 19 maggio 2010

Il colore del melograno (seconda parte)

Melograno in armeno si dice "nur". 
"Questo frutto dal colore rosso e intenso è il simbolo stesso di tutta l'Armenia ed è spesso rappresentato negli antichi manoscritti, oltre a essere  raffigurato nei khačkar insieme all'uva e ai suoi tralci. Frutto unico nel suo genere, rosseggia tra le fronde verdi dell'albero maestoso e regale. Secondo una credenza diffusa , il frutto contiene esattamente 365 chicchi, uno per ogni giorno dell'anno.