mercoledì 19 maggio 2010

Il colore del melograno (seconda parte)

Melograno in armeno si dice "nur". 
"Questo frutto dal colore rosso e intenso è il simbolo stesso di tutta l'Armenia ed è spesso rappresentato negli antichi manoscritti, oltre a essere  raffigurato nei khačkar insieme all'uva e ai suoi tralci. Frutto unico nel suo genere, rosseggia tra le fronde verdi dell'albero maestoso e regale. Secondo una credenza diffusa , il frutto contiene esattamente 365 chicchi, uno per ogni giorno dell'anno.
Il grande regista armeno Sergej Parajanov che ha sempre lavorato intorno alle radici più profonde della raffinata cultura armena antica nel suo capolavoro Il colore della melograna-Sayàt-Novà, amato da tutti i cinefili, mette in scena fin dall'inizio proprio la melagrana, quasi a voler indicare la temperatura simbolica di questo frutto per gli armeni. Il film si apre infatti con l'immagine di un pugnale che, fendendo una melagrana, ne fa schizzare il succo, che a sua volta intride di rosso sanguigno il telo poto sotto il frutto: la macchia si dilata disegnando i confini dell'Armenia lacerata, mentre i chicchi si sparpagliano oltreconfine: è un riferimento trasparente al genocidio, al sangue versato e alla diaspora.
Nel folklore armeno la melograna è legata ai concetti di abbondanza e fertilità. Non a caso la novella sposa, secondo la tradizione, la lancia su una parete disperdendone i chicchi."
Ho tratto questo brano da un bellissimo libro di cucina che solo di cucina non è: Sonja Orfalian, La cucina di Armenia. Viaggio nella cultura culinaria di un popolo, Ponte alle Grazie, Milano 2009, pp. 156-157. Sonja Orfalian parla anche del pane armeno che ricorre in tutto il film. Solo o evangelicamente abbinato ai pesci. 
Ci sono molti tipi di pane tradizionale armeno. Notevole che durante il periodo sovietico si cercò di orientare il modo di panificare nella repubblica di Armenia. "Nell'Armenia sovietica il pane fu usato come mezzo di propaganda politica e si incoraggiò la produzione su ampia scala di un pane chiamato madkanàsh, che doveva servire, secondo le autorità, a dare un tocco di modernità e rinnovamento alla giovane repubblica socialista". (Ibid., p. 40)
Il pane che ricorre nel film, invece, è il tradizionalissimo lavash (oggi tanto in voga anche a Mosca). Ecco cosa ne dice Sonja Orfalian: "Il lavash, come abbiamo detto, ricorda il pane carasau sardo e consiste in una sottile sfoglia entro cui il cibo viene contenuto e avvolto. /.../ Nella chiesa apostolica armena, un tempo, veniva spezzettato e distribuitp ai fedeli a guisa di ostia per l'eucarestia. /..../ In alcune regioni il lavash ha un primato assoluto anche simbolico: basti pensare che si è mantenuta viva l'usanza di poggiarlo sulle spalle degli sposi affinché benedica il matrimonio." (Ibid., p. 41)
Continua



5 commenti:

  1. Non sapevo che il frutto del melograno fosse il simbolo stesso dell'Armenia. I riti che riguardano la sposa rimandano chiaramrnte al mito di Demetra e Persefone, in quanto Persefone viene costretta a ritonare da Ade, il Dio degli inferi che l'aveva rapita per farla sua sposa, proprio perchè le dà da mangiare dei chicchi di melograno. Da ciò il melograno è associato alla fertilità (che può conseguire solo grazie alla perdita di verginità e quindi al sangue)e al matrimonio( che è comunque la morte della fanciulla e della figlia). Demetra, celebra il ritorno, anche se parziale, della figlia con l'instaurazione dei Misteri Eleusini,(i più importanti dell'antichità greca) che trattano della immortalità proprio a partire dalla catena della generazione e del mistero della morte.

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  2. eh eh il Caucaso! Un luogo ad alto tasso di mito, da Prometeo in poi.
    Però, un simbolo bifronte questa melagrana. Perché un po' abbondanza, fertilità, e quindi pura promessa di vita e un po' come segno di una colpa, causa della discesa agli inferi. L'ambivalenza dei pensieri che si trascina dietro sembra essere il suo senso.

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  3. Non solo il melograno, ma tutti i veri simboli (non i segni o le allegorie con cui spesso sono confusi)sono necessariamente medaglie a due facce perchè esprimono in modo immaginale la dinamica degli opposti e la loro compresenza. Siamo noi che in genere preferiamo vederne solo una faccia(in genere quella rassicurante), ma l'altra, anche se eclissata, c'è sempre e prima o poi si ripresenta. La profondità del mito sta proprio nel rappresentare tutti gli aspetti come compresenza.La vicenda della fanciulla (Persefone)strappata alla madre per diventare donna attraverso il rapporto con l'uomo ( che nella sua profonda diversità è rappresetato come Ade) e ritorna ad essa profondamente trasformata esprime il nucleo più intimo dell'iniziazione femminile alla sessualità e alla fecondità che ha necessariamente dentro di sè il seme della morte. I chicchi della melagrana alludono a tutto questo, al sangue e alla fecondità.
    Troppe ragazze si illudono che l'uomo sia solo il Principe Azzurro e non riconoscono Ade e non sono pronte ad accettare le conseguenze della sessualità...

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  4. chissà se anche il maschile e il femminile non sono in fondo simboli di due stati di umanità ai quali ogni individuo in parte partecipa. Nel film il poeta da giovane e la sua amata sono rappresentati dalla stessa splendida attrice (che per un cortocircuito del destino si chiama Sofia - Sofiko, mi pare).

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  5. Certo Candida! Ricordi il mito dell'Ermafrodito?
    In ognuno di noi c'è una parte maschile e una femminile (in proporzioni diverse ovviamente) e l'armonia dipende dalla consapevolezza con cui le sviluppiamo. Jung ha teorizzato nella sua psicologia quello che era un'intuizione primordiale ed ha chiamato "Anima" il femminile nell'uomo e "Animus" il maschile nella donna. Ma non vorrei appesantire il tuo bellissimo blog con troppe spiegazioni.
    E' sicuramente suggestivo il fatto che nel film il poeta e la sua amata siano rappresentati da una donna perchè soprattutto il poeta è quello più vicino alla propria anima tanto da integrarla quasi completamente. "Sofia" poi, come hai ben sottolineato, vuol dire "saggezza" ed è, secondo Jung, lo stadio più evoluto dell'anima.

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