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giovedì 24 marzo 2011

A un giovane amico che parte.

Nel 1984 Brodskij tenne un discorso ai giovani laureati del Williams College. Eccolo qua.

PER CITARE UN VERSETTO.
[Discorso ai laureati del 1984 allo Williams College].

Signore e signori,
qualunque strada possiate scegliere, quella dell'audacia o quella della prudenza, nel corso della vita siete destinati a entrare in contatto, direttamente, fisicamente, con un'entità conosciuta col nome di Male. Non mi riferisco a una presenza peculiare del romanzo gotico, bensì, per non dire altro, a una palpabile realtà sociale che non potete controllare in alcun modo. Non c'è bontà d'animo, per quanto grande, né astuzia, per quanto sottile, che possa impedire questo incontro. Anzi, quanto più sottili sono i vostri calcoli, quanto più prudente è la vostra condotta, tanto maggiori sono le probabilità di questo appuntamento, e tanto più violento è l'urto. Tale è la struttura della vita che quello che noi chiamiamo Male è capace di un'ubiquità pressoché assoluta, se non altro perché tende a mostrarsi nelle sembianze del bene. Non succede mai che entri in casa vostra presentandosi col suo nome: «Salve, mi chiamo Male!». Questo, naturalmente, vi dà un'idea della sua natura di plagiario, ma il sollievo che si può trarre da una tale osservazione è appannato dalla frequenza con cui viene fatta.

Sarebbe prudente, quindi, sottoporre le vostre nozioni del bene a un esame il più attento possibile, perlustrare tutto il vostro guardaroba, per così dire, alla ricerca degli abiti che potrebbero attagliarsi a un estraneo. Certo, è un'occupazione che può impegnarvi a tempo pieno, e ne varrebbe la pena. Scoprirete con stupore quante cose che consideravate vostre e buone si adattino comodamente, senza bisogno di molti ritocchi, al vostro nemico. Può succedere addirittura che cominciate a domandarvi se lui non sia la vostra immagine nello specchio, perché la cosa più interessante, nel Male, è il suo aspetto umano, del tutto umano. Senza esagerare, non c'è nulla che si possa rovesciare e indossare alla rovescia così facilmente come la nozione di giustizia sociale, coscienza civica, avvenire migliore, eccetera. Uno dei più sicuri segnali di pericolo, in questo campo, è il numero di coloro che condividono le vostre idee, non tanto perché l'unanimità ha il dono di degenerare in uniformità quanto per la probabilità - implicita nei grandi numeriche i nobili sentimenti siano contraffatti.
Per lo stesso motivo la più sicura difesa contro il Male è un individualismo estremo, l'originalità di pensiero, la bizzarria, perfino - se volete - l'eccentricità. Qualcosa, cioè, che non può essere simulato, falsificato, imitato; qualcosa che metterebbe in imbarazzo anche un provetto impostore. Qualcosa, in altre parole, che non può essere diviso con altri, come la vostra pelle: nemmeno con una minoranza. Il Male ha un debole per la solida normalità. Va matto per le grosse cifre, per la fiducia granitica, per la purezza ideologica, per gli eserciti ben addestrati e per i bilanci ben assestati. Alla sua simpatia per queste cose non è estranea, presumibilmente, una innata insicurezza; ma è una constatazione, anche questa, che non può dare molto sollievo quando il Male trionfa.

venerdì 18 marzo 2011

mercoledì 2 febbraio 2011

La candelora e la poesia


Presentazione al tempio, Purificazione della Vergine, Candelora. In russo Сретение, Sretenie, dall'antico slavo: incontro. Tanti gli incontri ad animare questo episodio dal Vangelo di Luca (2, 22-35) celebrato dalla festa del 2 febbraio. Festa di luce, di anticipazione e di purificazione (come la contemporanea festa celtica di Imbolc, il giorno di Santa Brigida, l'acme dell'inverno, esattamente in mezzo tra il solstizio di inverno e l'equinozio di primavera).
Brodskij ha scritto una poesia dedicata per questa festa. Sretenie, 1972, dedicata ad Anna Achmatova. Anna come la profetessa di cui parla Luca. Lui Iosif, come il falegname che assiste in silenzio alla cerimonia. Il Silenzio custode del Verbo, ebbe a definire Giuseppe un altro poeta russo, Vjačeslav Ivanov. C'entra anche Pasternak in questa storia, perché forse primo input di questa e altre poesie a tema evangelico furono le conversazione del giovane Brodskij con Achmatova sulla poesia e i salmi, sulla poesia e il Vangelo. Punto di partenza, ma anche modello da superare, era sentito da entrambi proprio il Boris Pasternak delle poesie di Živago.




lunedì 10 gennaio 2011

Riflettendo sulla stella

La stella di Natale pasternakiana appartiene al ciclo di poesie che costituiscono la XVII parte del romanzo Il dottor Živago. E' complicato quindi parlarne perché se per un certo verso la si può trattare come una poesia di Pasternak, in realtà essa è stata pensata come un'opera di Živago.
E' stata scritta all'inizio del 1947 e Pasternak ci teneva molto. Marija Judina, a cui l'aveva spedita, gli scrive: "Se non aveste scritto nient'altro che Natale in tutta la vostra vita, ciò sarebbe comunque suffciente per assicurarvi l'immortalità in terra e in cielo". Il redattore di "Literaturnaja Moskva" che doveva pubblicare la poesia aveva proposto di modificare il titolo in "Antichi capolavori" per spostare l'accento dalla sfera religiosa a quella più innocua della storia dell'arte. A quanto pare ciò non piacque per niente a Pasternak che negò decisamente questa possibilità. Eppure, anche il (pavido?) redattore non aveva tutti i torti. Il tema del Natale in Pasternak si lega a molti motivi che vanno ricercati nel suo grande romanzo, ma anche negli scritti autobiografici come Il Salvacondotto: Blok, l'infanzia, Venezia (come poi per Brodskij), ma soprattutto con la grande pittura, quella italiana – e questo è ben dimostrato da un saggio di Stefano Garzonio, da cui prendo molte delle notizie che riporto qui – ma anche quella olandese e fiamminga.



giovedì 18 novembre 2010

Scrittori in carcere

"Il carcere è in sostanza limitazione di spazio compensata da eccesso di tempo: per un detenuto queste due caratteristiche sono palpabili. Non c'è da sorprendersi se tale rapporto – che riecheggia la situazione dell'uomo nell'universo – ha reso la carcerazione una metafora integrale della metafisica cristiana come anche quasi la levatrice della letteratura. Per quanto riguarda la letteratura ciò è logico, in un certo senso, dato che essa è in primo luogo una traduzione delle verità metafisiche in un determinato linguaggio. Tale traduzione può essere conseguita ovviamente anche senza carcerazione, e forse con maggior precisione. Da Paolo in poi, però, la tradizione cristiana con notevole costanza ha fatto riferimento alla carcerazione quale mezzo di trasporto epifanico. Ora, come questo libro sta per dimostrare, le culture e le letterature fondate su credi e principi (se mi passate la parola) diversi da quelli della cristianità stanno facendo del loro meglio per guadagnare il terreno perduto rispetto al loro grande antenato – o, come nel caso della Cina, discendente -senza dubbio sperando di produrre così i propri Villon e Dostoevskij" (dalla introduzione di Josif Brodskij a Scrittori dal carcere. Antologia Pen di testimonianze edite e inedite, Feltrinelli, Milano 1996).

Il 15 novembre il Pen Club ha  commemorato il 50° anno dalla creazione del Comitato per gli Scrittori in Carcere ( WiPC) con una serie di iniziative volte a richiamare l'attenzione sui rischi che corre nel mondo la libertà di stampa. Qui si trovano le informazioni sui 50 casi scelti come emblematici. Uno per anno. Anna Politskovskaja sta nel 2006, invece Natal'ja Estemirova era stata scelta nel 2009 per rappresentare l'Europa in questa Expo universale del disumano. Come dimostra il libro introdotto da Brodskij (simbolo dell'anno 1963) purtroppo nel "secolo breve" la scrittura in prigione è diventata un genere letterario sempre più consolidato, dopo che già i soliti grandi ci si erano cimentati in vario modo nell'Ottocento. Il Pen ci ricorda altra statistiche agghiaccianti dei nostri giorni: dall'ultimo anniversario, il 15 novembre 2009 nel modo sono stati uccisi 41 scrittori.



giovedì 27 maggio 2010

Passeggiate moscovite. Un post di Giulia

Figli del tempo, figli della guerra

Se capitate a Mosca nelle prossime due settimane segnatevi un appunto sull’agenda: Galereja na Soljanke. Fino a metà giugno è aperta la mostra dedicata al grande Jurij Norštejn. Quadri, illustrazioni, bozze e disegni dei suoi capolavori passati e recenti, alcuni televisori in cui scorrono interviste a lui, alla moglie Francesca Jarbusova, a Ljudmila Petruševskaja e ad altri ‘figli della guerra’ che raccontano la loro storia, le loro storie di bambini venuti alla luce nel mezzo di un conflitto mondiale e nutriti, più che dal latte materno, dai racconti di padri e madri impegnati a difendere la Patria, a morire e a soffrire per lei. Purtroppo lo spazio ridotto della Galleria non permette di conoscere a fondo l’attività artistica di questo regista ma la perfetta organizzazione rende la visita molto piacevole e interessante. Se avete fortuna potrete anche vedere uno spezzone tratto da Šinel’ (Il cappotto), ultima fatica di Jurij Borisovič ancora in corso d’opera (vi sta lavorando da ormai 15 anni), per la mancanza di fondi e sostegni finanziari.

lunedì 24 maggio 2010

L'incurabile metafora. Omaggio a Iosif Brodskij













Oggi Iosif Brodskij avrebbe compiuto settant'anni. Tra i tanti libri su Venezia il suo Le fondamenta degli Incurabili (Adelphi) è unico. Prosa di poeta che dalla poesia ha imparato a essere laconica, essenziale e anche un po' elusiva. A partire dal titolo, a pensarci bene. Le Fondamenta degli Incurabili ora non esistono più, oggi si tratta solo di un toponimo, è chiamato così un canale, acqua, nemmeno un posto.