giovedì 6 maggio 2010

Non sono finiti i bombardamenti. Un post di Giulia (verso il 9 maggio)

Un continuo assalto alla coscienza e alla memoria; un flusso ininterrotto, esaltato, euforico di preparativi, interviste, biografie ritrovate. Veterani, vittoria. Parole chiave scelte con cura e non un cenno alla politica del Capo. Oggi mentre chiacchiero con una importante ricercatrice di Mosca, scopro la storia della sua famiglia: come sua nonna e suo zio siano stati strappati alla loro terra e traferiti nel territorio occupato dai nazisti e poi, una volta liberati, condannati al lager perché erano stati nel campo nemico! E come un ragazzino di 14 anni, per scampare a morte certa (o quasi) si sia nascosto dentro un sacco di patate e sia riuscito a fuggire.
Anche questa è Vittoria.
E come questa mille altre storie simili o ancora più tragiche. Ma non c’è spazio per questo tipo di pensiero e tristezza. Bisogna onorare i caduti che hanno difeso la Patria! Già, la Patria…tra pochi giorni si vestirà a festa, maschera veneziana con trucco pesante e balocchi nelle tasche luccicanti. Fanfare e musica, orgoglio e superbia.
E intanto guerre sanguinose con i fratelli vicini, povertà e miseria assolute, libertà precarie e fuori moda. Non basta un cerotto, per quanto resistente o pubblicizzato, per ferite profonde, per fermare un sangue antico che ancora scorre, per cicatrizzare un corpo martoriato e non ancora pienamente padrone di sé.

Il 9 maggio leggerò il Vento di guerra di Anna Achmatova. Pregherò per la fine di ogni conflitto. Penserò ai morti e a tutti noi vivi che abbiamo il dovere di onorarli e ricordarli. Cercherò nell'infinitamente piccolo di destare la coscienza, mia e di chi è intorno a me.

Questa è l'unica vittoria che riconosco.

Giulia De Florio

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