domenica 15 gennaio 2012

"But they are only Russian". Un libro da leggere e una trasmissione da ascoltare

Ci siamo abituati, possiamo quasi comprendere che la propaganda stalinista mentisse per coprire l'orrida verità sulla grande carestia nelle campagne, soprattutto ucraine, nei primi anni Trenta. L'esibizione della terra deserta e improduttiva, la visione dei contadini stremati e falciati dalla fame proprio nelle regioni più fertili dell'URSS sarebbe stata un'accusa troppo evidente alla politica della collettivizzazione forzata e alla dekulakizzazione iniziata da Stalin nel 1929, l'anno della Grande Svolta, il "Velikij Perelom" (parola ben più inquietante di svolta, perché vuol dire rottura). Da qualche tempo, anche per l'azione fortemente politica dell'Ucraina degli anni scorsi, si parla diffusamente di holodomor come di "genocidio ucraino" e la questione è ancora aperta tra gli storici (non certo sul fatto ormai incontrovertibile dei milioni di morti dovuti alla carestia, ma sulla sua supposta pianificazione contro il popolo ucraino in quanto tale).
Comunque sia, la propaganda sovietica, la negazione, o forse sarebbe meglio dire negazionismo, la possiamo capire. Quello che riesce difficile comprendere è che un giornalista americano, il corrispondente del "New York Times", Walter Duranty scrivesse da Mosca i suoi reportage rassicurando il mondo sullo stato delle campagne e  sulle condizioni quasi prospere dei contadini sovietici. 
"Ho condotto indagini approfondite su questa presunta carestia, tanto nei commissariati sovietici quanto nelle ambasciate straniere con la loro rete di consolati, e ho confrontato informazioni ottenute da sudditi britannici che lavorano in qualità di tecnici specializzati e da miei conoscenti personali, russi e stranieri. Tutto ciò mi è parso una messe di informazioni più affidabile di quante ne potessi ricavare da un breve viaggio in una qualsiasi regione [...] E questi sono i fatti: non esiste una realtà di persone che soffrono o muoiono di fame, ma esiste un'elevata mortalità per malattie dovute alla malnutrizione" W. Duranty, Russian Hungry But Not Starving, in "New York Times" 31 marzo 1933, p. 13.
Potete trovare questa citazione a pagina 58 di un libro bellissimo e troppo poco letto, troppo poco recensito qui da noi: Tim Tzouliadis, I dimenticati. Storia degli americani che credettero in Stalin, trad. it di Corrado Piazzetta, Longanesi, Milano 2011. Sarà il nome dell'autore un po' impervio al nostro orecchio? O piuttosto sarà invece che sui media la storia si accende di passioni (leggi interessi) politiche e quindi il fiorire dei sacrosanti studi sulle nefandezze dello stalinismo è diventato funzionale alla alimentazione di partigianerie varie invece che alla ricostruzione della verità? Ed è difficile strumentalizzare questo libro. Esso, infatti, getta una luce inquietante non solo sulla Russia stalinista di quegli anni, ma anche su chi in America le ha tenuto consapevolmente e colpevolmente bordone. Per questioni politiche (il vicepresidente di Roosevelt, Henry Wallace, per esempio) o economiche (Ford).  A scapito non solo dei fatti o della propria coscienza, ma anche di centinaia di americani, gente comune attratta dal sogno sovietico per ragioni ideali (e ingenue) o economiche (nella dura situazione della Grande Depressione la Russia con la sua modernizzazione accelerata sembrava offrire opportunità di lavoro, ancor più ingenue probabilmente). Dalla Grande Depressione al Grande Terrore passando per la Grande Svolta: per quei cittadini americani il governo degli Stati Uniti non fece mai nulla e li abbandonò al loro destino (il Gulag normalmente). La piccola Austria, ad esempio, fu di gran lunga più decisa ed efficace nell'aiuto ai suoi. 
Comunque sia, mentre nei suoi articoli il celebrato Duranty, premio Pulitzer del 1932, colorava di rosa la nera realtà delle campagne russe, nelle lettere private a conoscenti o a diplomatici descriveva realisticamente la cruda verità, curandosi però di rassicurare i propri interlocutori per non turbarli troppo: "But they are only Russian..."
Non era vero neanche questo perché nel tritacarne sovietico finì il mondo intero, americani compresi, come ben racconta Tzouliadis.
Recentemente la BBC ha dedicato una trasmissione radio a Duranty e a un altro giornalista che invece decise di andare personalmente nelle zone della carestia nonostante i divieti e le minacce, Gareth Jones, che in seguito morì in circostanze misteriose in Cina nel 1935, appena trentenne. Si può ascoltarla online ancora per cinque giorni.


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