giovedì 8 aprile 2010

L'opinione di Putin. Ancora su Katyń (verso il 9 maggio, parte V)

Nello scorso settembre, in occasione di una sua visita in Polonia, Putin era intervenuto su di un giornale polacco definendo Katyń "simbolo del perdono comune". Dopo essersi dilungato in disquisizioni sulla necessità di far tesoro della storia per evitare di ripetere gli errori del passato, aveva ripetuto le sue vecchie opinioni sull'inizio (e la responsabilità ultima) della Seconda Guerra Mondiale: non solo il patto Molotov-Ribbentrop dell'agosto 1939 era stato l'elemento scatenante del conflitto, ma anche gli accordi precedentemente presi da altri Stati con la Germania nazista.


In particolare, l'accordo di Monaco del 1938 aveva in modo definitivo impedito il concretizzarsi di un fronte unico antinazista e, quindi, in ultima analisi, avrebbe spinto l'URSS ad allearsi con la Germania. Evito di commentare, la discussione tra gli storici e i politici è divampata violenta fin dal 2008. Quello che a settembre mi aveva stupito e che adesso vorrei sottolineare è stato che in quell'occasione, Putin ha richiamato sibillino l'attenzione sulla condivisa tragedia dei popoli polacco e russo, ricordando che anche i prigionieri di guerra russi erano stati trucidati dai polacchi nel corso della guerra russo-polacca del 1920. Rispolverando così la vecchia giustificazione del massacro di  Katyń (una rappresaglia per fatti avvenuti venticinque anni prima???) che ogni tanto fa la sua strisciante comparsa (in noticine, in incisi, in frasi precedute da lunghi preamboli di riserva) nella letteratura storica e perfino nei manuali scolastici di storia.

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