martedì 9 marzo 2010

Verso il 9 maggio (parte seconda)


I cartelloni di Voronež sono stati solo uno dei molti episodi di una diffusa rivalutazione, di una serie di umori revisionisti in merito al ruolo di Stalin nella storia novecentesca russa. Ora del 9 maggio ne prevedo molti altri, per questo voglio fare un po' di ordine e memoria e registrare alcuni piccoli episodi di questa vicenda che ci coinvolge tutti, come cittadini europei: osservare quello che succede  in Russia, magari può essere utile per avere le antenne dritte su ogni tentativo di riscrivere la storia in modo strumentale, anche da noi (forse più sottilmente). Ho l'imbarazzo della scelta, a cominciare dai nuovi manuali di storia per l'ultima classe del liceo (magari ci farò un post prima o poi, ma non vorrei annoiare, li ho già letti agli studenti in tutte le salse) fino a questa dichiarazione di Medvedev: "I crimini di Stalin non devono svalutare le imprese del popolo che ha conquistato la vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Egli ha reso il nostro paese una grande potenza industriale."
(traduco dal videoblog del presidente e il link vi conduce al video del discorso). A parte i dubbi sulla legittimità, ma forse anche sull'economicità, del processo di industrializzazione forzata (compiuto grazie al lavoro coatto dei forzati e costellato di insuccessi più o meno abilmente nascosti), quello che sconcerta è l'occasione scelta dal presidente per questa riflessione: il 30 ottobre dell'anno scorso, giorno della memoria delle vittime delle repressioni politiche. Bizzarro che proprio in quel momento avesse sentito la necessità di spendere una buona parola per il loro principale aguzzino. Continua

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