Dopo lo scandalo legato alla pubblicazione del Dottor Živago all'estero e al Premio Nobel, Pasternak deve mettere da parte un grande progetto di riedizione delle sue poesia in Unione Sovietica, già in cantiere nel 1956. In quell'anno, comunque, erano uscite nove poesie che entreranno in un nuovo libro, Quando rasserena, composto tra il 1956 e 1959, e percorso dal filo rosso della memoria e della vocazione della poesia, dove l'io ritrova se stesso e il proprio senso nel ritrarsi e farsi medium, servo: contenitore anonimo delle ceneri della Storia. Anima entra in quest'ultimo libro. Il Pasternak, che spesso viene letto come il poeta lirico per eccellenza, colui che afferma la Vita e si apre al tutto, qui si fa becchino di Amleto e impasta la sua poesia con il terriccio delle fosse comuni, delle tombe senza nome e senza ricordo del suo Secolo-belva. E con l'epigrafe crea un bel cortocircuito tra Memoria e Oblio: "Un livre еst un grand сimetièrе où sur lа рlupart dеs tombes оn nе реut рlus lire les noms еffacés". Marcel Proust
Anima mia, donna in lutto
per quelli che mi attorniano,
sei divenuta il loculo
dei martoriati vivi.
