Certo, Norštejn sperimenta e per farlo usa l'arte dell'avanguardia, russa e non (ma soprattutto russa), l'arte sperimentatrice per eccellenza. Non mi pare un caso che il film si intitoli con una data. Più che una celebrazione per il 50° anniversario del 1917, esso è, infatti, una meditazione sul tempo e in particolare sul tempo azzerato dell'utopia. Ancora una volta i censori dal loro punto di vista hanno fatto benissimo a censurarlo. Perché questo film è tutto nello spirito della pericolosa e "formalistica" avanguardia; il tempo vorticoso da dominare non è più ottocentesco progresso da un lato e accumulazione di passato dall'altro, ma ribaltato sull'asse dello spazio, eterno ritorno, simultaneità, giustapposizione... C'è molto di Chlebnikov in tutto questo e sono sicura che Norštejn ce l'abbia bene in mente.
