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domenica 11 novembre 2012

The Mill and the Cross. Omaggio a Giuliano

In questi giorni era a Roma il regista polacco Lech Majewski. 
Credo che fosse lì per presentare la versione blue-ray del suo film The Mill and the Cross, uscito nelle nostre sale a marzo con il titolo I colori della Passione. Ma perché cambiare i titoli, perché non Il Mulino e la Croce? C'è davvero bisogno di usare dei termini religiosi per attirare il pubblico cattolico con un improbabile quanto inopportuno richiamo a Mel Gibson? 
Il film è ispirato al quadro di Pieter Bruegel il Vecchio La salita al Calvario.
Nel titolo originario c'è tutto il succo del film, i due poli del quadro e del film: la grande ruota della vita che macina secondo il (suo) Tempo la granulosa sostanza dei nostri destini e la ruota multiforme della morte che nel volo nero dei corvi sovrasta le minute nostre faccende umane. 
Quante ruote nel film! Soprattutto il mulino che si erge sullo sperone di una roccia cava custodendo i propri meccanismi rotanti nelle viscere profonde della terra. E' il gemello del mulino di Amleto della mitologia scandinava che macina i destini degli uomini in fondo al mare e crea la corrente, il gorgo che porta nel regno dei morti. Anche il mulino, come la Croce, è un albero, l'arbor mundi, il perno, l'asse terrestre, albero di vita e di morte.

giovedì 22 dicembre 2011

La stella di Natale è un lumino a noi affidato

L'anno scorso durante le feste riflettevo sulla stella di Natale e sulla poesia di Pasternak che concludeva così: "... dalla soglia alla Vergine / come un'ospite guardava la Stella di Natale." Quest'anno augurando a tutti Buon Natale, a chi rimarrà a casa al calduccio e a chi viaggerà chissà dove (ma poi mi racconterà), riprendo il filo con il film di Tarkovskij Nostalgija e mi sembra di vedere che quella stella è un lucignolo fumigante (Mt. 12, 20) che non solo non deve essere spento, ma che va custodito con umile e insensata cura. Buon Natale e buon compleanno a chi so io (bellissimo giorno per nascere)!

venerdì 8 luglio 2011

Il viaggio e la casa

Il mese scorso, avendo un volo lungo da fare, mi sono messa nel computer Tempo di viaggio di Andrej Tarkovskij e Tonino Guerra. E questo film sul viaggio che io stavo guardando viaggiando iniziava con una poesia di Tonino Guerra sulla casa, scritta in dialetto (un concentrato di qui) per Andrej la notte prima. Una specie di concentrato di antiviaggio assoluto. La casa. Cosa sei, casa? Cappotto od ombrello? dice Guerra con la complicata e disarmante semplicità del dialetto, avvertendo quel punto fermo nella ricerca e nei vertigiosi viaggi fuori e dentro di sé di Tarkovskij.

sabato 23 aprile 2011

Croce albero secco, albero di spine. Il sacrificio di A. Tarkovskij




Николай Гумилев
Деревья
Я знаю, что деревьям, а не нам,
Дано величье совершенной жизни,
На ласковой земле, сестре звездам,
Мы - на чужбине, а они - в отчизне.


Глубокой осенью в полях пустых
Закаты медно-красные, восходы
Янтарные, окраске учат их, -
Свободные, зеленые народы.


Есть Моисеи посреди дубов,
Марии между пальм... Их души, верно,
Друг другу посылают тихий зов
С водой, струящейся во тьме безмерной.


И в глубине земли, точа алмаз,
Дробя гранит, ключи лепечут скоро,
Ключи поют, кричат - где сломан вяз,
Где листьями оделась сикомора.


О, если бы и мне найти страну,
В которой мог не плакать и не петь я,
Безмолвно поднимаясь в вышину
Неисчислимые десятилетья!






Nikolaj Gumilev
Alberi
Io so che agli alberi e non a noi
Data è grandezza di vita compiuta
Su amorosa terra, sorella alle stelle,
Noi siamo migranti, loro a casa.


In tardo autunno sui campi vuoti
Bronzo-rossi tramonti, aurore
Ambrate insegnano sfumature,
A loro, verdi popoli liberi.


Ci sono Mosè in mezzo alle quercie,
Marie tra le palme... Le lor anime, certo
S'inviano l'un l'altra un tacito richiamo
Con l'acqua, flusso nella tenebra smisurata.


E nel profondo di terra, sfaccettar diamante,
Frammentar granito, cinguettar veloce di fonte,
Di fonte canto, grido ove si spezza il faggio,
Dove di foglie si riveste il sicomoro.


Oh, trovassi anch'io un lido
Dove poter non piangere né cantare,
In silenzio alzando nell'alto
Innumerevoli decenni!




martedì 4 maggio 2010

La preghiera dello Stalker

«Che si avverino pure i loro desideri. Che possano crederci. E che possano ridere delle loro passioni; infatti ciò che noi chiamiamo passione in realtà non è energia spirituale ma sono un attrito fra l’anima e il mondo esterno. E soprattutto che possano credere in se stessi. E che diventino indifesi come bambini, perché la debolezza è grande e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e flessuoso, quando muore è forte e indurito. Quando l’albero cresce è tenero e flessibile, e quando è secco e forte esso muore. Rigidità e forze sono i compagni della morte, debolezza ed elasticità esprimono la freschezza dell’essere; ciò che si è irrigidito non vincerà»