“Molti, molti chicchi
di grano in un sacco, per quanto li scuoti, li setacci, chicchi
restano. Nessuna quantità di russi, di francesi, di inglesi è in
grado di formare un popolo, son sempre chicchi nel sacco, sempre
frumento umano ancora non macinato, convertito in farina, son solo
una quantità. Questa pura quantità, questo frumento umano brama
essere macinato, trasformato in farina, cotto in pane. La condizione
di chicco di grano nel pane corrisponde alla condizione della persona
in quella unione completamente nuova e non meccanica che si chiama
popolo. E possono esserci appunto epoche in cui non si sforna pane
ben cotto, quando i granai sono pieni di frumento umano, ma non si
macina, il mugnaio è decrepito e stanco, e le larghe ali palmate dei
mulini impotenti aspettano di lavorare.
Il forno della storia, un
tempo così largo, e spazioso, il forno caldo e domestico, si è
messo in sciopero. Il frumento umano ovunque rumoreggia e si agita,
ma non vuole diventare pane, benché sia costretto dai rozzi padroni
di granai e depositi che si considerano i suoi padroni.
Per i popoli europei
l'era del messianesimo è finita per sempre e senza ritorno. Ogni
messianesimo dice pressapoco così: siamo soltanto noi il pane, voi
siete solo chicchi indegni di macinatura, ma noi possiamo far in modo
che anche voi diventiate pane. Ogni messianesimo è originariamente
in cattiva fede, menzognero e si basa sull'impossibile risonanza
nella coscienza di coloro a cui si rivolge con la sua proposta. /.../
Parlano tutti nel vuoto e i discorsi deliranti escono
contemporaneamente da bocche diverse senza farsi caso l'un con
l'altro. /.../
Nell'Europa contemporanea
ogni idea nazionale è votata al nulla finché l'Euroap non troverà
se stessa come un tutt'uno, non si concepirà come una identità
morale. Fuori da una coscienza comune, continentale, non è possibile
nessun, anche il minimo, spirito nazionale. L'uscita dalla
dissoluzione delle nazioni, dalla condizione di chicco nel sacco per
andare verso l'unità universale, verso un'internazionale, per noi
passa dalla rinascita della coscienza europea, per la ricostituzione
dell'europeismo come nostro più grande spirito nazionale.
/.../ C’è bisogno
d’uno sguardo sobrio: l’Europa di oggi è un enorme granaio di
grano umano, di autentico frumento d’uomini, e ora il sacco di
questo grano è più monumentale del gotico. Ma ogni chicco conserva
la memoria di un antico mito elleno, di come Giove si è trasformato
in un semplice toro e, sull'ampia schiena, sbuffando pesantemente,
con rosea schiuma di stanchezza sulle labbra, ha portato attraverso
le acque terrestri un prezioso fardello, la tenera Europa, mentre lei
con le deboli braccia si teneva al suo collo forte e quadrato.”
