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venerdì 28 settembre 2018

Cent'anni fa L'histoire du soldat


In un piccolo baraccone di saltimbanchi il 28 settembre 1918, a Losanna fece la sua comparsa il diavolo… Un diavolo russo.

Questa storia la possiamo ascoltare, guardare, peccato non annusare, altrimenti sentiremmo di sicuro il profumo dell’erbetta tenera o del pane fresco appena sfornato, l’odore delle buone cose semplici, essenziali, che è facile non sentire, di cui è facile dimenticarsi, persi in sogni, chimere, bisogni inventati, felicità da accumulare, aggiungere una felicità a un’altra felicità…
Felicità non dovrebbe avere un plurale… se la mettiamo al plurale si immiserisce, diventa un’altra cosa. Come Paradiso: se sono tanti, i paradisi sono pericolosi


“Sono enormemente ricco, eppure sono un morto tra i viventi.
Non bisogna cercare di aggiungere ciò che si aveva a ciò che si ha, non si può essere al tempo stesso ciò che si era e ciò che si è. Bisogna saper scegliere; non si ha il diritto di possedere tutto: è proibito. Una felicità è tutta la felicità: due felicità, è come se non esistessero
”. Dice il Soldato alla fine dell’opera.
Questa, dunque, è la storia di incontro con il diavolo, con il male. Un tema, un motivo vecchio come il mondo, conosciamo tutti la vicenda del Faust che vende la sua anima per sapere, perché vuole andare oltre i propri limiti di uomo. Anche qui si tratta di superare i limiti, si tratta di perdersi, ma per parlare di questo Stravinskij e il suo amico Charles Ramuz
sono andati a frugare in un tesoro lontano, il patrimonio popolare russo, come si è cristallizzato nelle fiabe, raccolte alla metà Ottocento, da un signore appassionato e un po’ matto (che per le fiabe ha avuto molti guai con la censura e si è trovato disoccupato), Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev (1826-1873).

mercoledì 13 febbraio 2013

I cavalli di Vysockij


Nella tormenta di neve i cavalli di Puškin portano/trascinano l'eroe in un altro mondo, anzi all'altro mondo. Anche il vetturino chi sarà mai? Un'altra persona o un alter ego del poeta?
La trama folcloristica è completamente interiorizzata, forse il vetturino rappresenta proprio quella trama, il suo di fuori, lui proietta fuori tutto il suo terrore. Il senso di fatale perdizione.
Nelle prime due parti (è una ballata, ed ha la struttura tripartita delle fiabe) la dominante psicologica ed emotiva è la paura che rimane vaga, non si spiega. Ci racconta del superamento della soglia, vita e morte. Lo fa attraverso le forme dell'espressione del terribile nella letteratura romantica, ma anche folcloristica (i cavalli la cui funzione di traghettatori nell'ade è codificata dalla ballata romantica). Poi nella terza parte tutto diventa più esplicito.
Vysockij, credo, parte da qui. Rende esplicito quello che Puškin lasciava sfumato nei contorni della fiaba e del paesaggio innevato.
Non è un caso che oltre ai cavalli rimanga anche in lui il campanellino con la sua debole forza di tener lontano il male.

martedì 25 ottobre 2011

Ripeto, per Daphne. Mi leggerà ancora, ora che mi è vicina?


"I’m learning to fly but I ain’t got wings
Comin’ down is the hardest thing.
...
I’m learning to fly around the clouds
But what goes up must come down"

mercoledì 2 giugno 2010

Un concerto dei DDT

 


Sui blog, le radio e su qualche giornale russo impazza la gaffe di Putin che fa finta di non sapere chi è Ševčuk. Tutti sghignazzano al riflesso à la Pavlov del vecchio kaghebista che chiede le generalità sapendo benissimo chi ha di fronte. Le barzellette fioriscono. Qui se ne trovano un paio tradotte.
Il concerto è del 2004. Si intitola Ehi, Leningrad! Tra le mie preferite: Pascha (Pasqua) al 54° minuto e Osennjaja (Autunnale, che credo sia sulla guerra in Cecenia) al 77.30°. Ma tante altre... Dovremo provare a tradurne qualcuna...
PS. Coincidenze, sincronicità? A tratti nel concerto passano immagini da Tarkovskij.


Eh eh si vede che ho imparato a inserire i filmati!

lunedì 31 maggio 2010

Un po' di DDT su Putin. Ancora sul 31


Ju.Ju. Ševčuk - Vladimir Vladimirovič, posso?
V.V. Putin - Sì.
Ju.Š. - E' solo che l'altro ieri ho ricevuto una telefonata e un Suo assistente, probabilmente, un tizio (non mi ricordo il nome)  mi ha chiesto di non farle domande scottanti, politiche e via dicendo...
V.V. P. - E Lei come si chiama, scusi?
Ju. Š. - Jura Ševčuk, musicista.
V.V. P. - Jura, si tratta di una provocazione.
Ju. Š.-  Ah, una provocazione, ah già.
V.V.P. - Un mio assistente non poteva telefonarle per una cosa del genere.
Ju. Š.- Allora non era un Suo assistente, sarà stato qualche strampalato, già.

sabato 10 aprile 2010

Music for Social and Civil Action: un voto per il blog

Raccolgo e rilancio questo appello di Eleonora Gallucci:
"Salve a tutti! Vi chiedo una cortesia. Una cosa veloce. Ma importante!
La blog-community in lingua russa Music for Social and Civil Action (curata da Artem Marchenkov et al.) è in concorso per i BOB's Awards (prestigioso concorso internazionale: The Best of the Blogs). È in lizza insieme ad altri 10 finalisti nella categoria “Reporters Without Borders Award” (premio attribuito a giornalisti, cyber-dissidenti, media-attivisti etc.). Gli 11 finalisti sono stati scelti dalla Giuria selezionandoli tra 928 pretendenti-blog scritti in 11 lingue diverse. Ora sono in corso le votazioni (scadenza: 14 aprile) per il/i blog prescelti (nelle varie categorie) da parte degli utenti della rete. E io vorrei chiedervi di votare per Music for Social and Civil Action

lunedì 22 febbraio 2010

Il ragazzo del nostro reggimento alla Duma

Lo scorso gennaio Nikolaj Rastorguev, il solista del gruppo rock Ljube tanto amato da Putin, ha sostituito un deputato della Duma dimissionario. Ormai da tempo i Ljube sono la colonna sonora della gioventù putiniana, ma non solo: è rimasta celebre la passeggiata di Putin e Medvedev la sera della vittoria di quest'ultimo: insieme (Medveputija è un neologismo che definisce il loro tandem) i due uscirono dal Cremlino sotto la pioggia e s'incamminarono per la Piazza Rossa accompagnati dalle note dei Ljube a cui avevano allestito un megapalco proprio in piazza.