Da un articolo di Francesca Bonazzoli, "Corriere della Sera" 18.2.2011 (con qualche taglio, l'integrale qui)
Da circa vent' anni la fazione dei «risentiti», pittori figurativi per lo più di stanco talento, è impegnata a strillare contro lo tsunami di video e foto che ha sommerso musei, fiere d' arte e mostre. Il coro degli esclusi intona unanime il lamento secondo cui la cultura ufficiale radical chic, la setta diabolica di case d' asta, collezionisti, élite di sinistra, curatori marxisti e Biennali in mano alla cricca dei salotti buoni, avrebbe emarginato la pittura figurativa, estromettendola dalle vetrine d' arte internazionali nel nome di un perenne avanguardismo di maniera. Solo ultimamente le grida si sono affievolite perché anche i più scalmanati devono essersi finalmente resi conto che in realtà la pittura figurativa non è mai stata ostracizzata. /.../ Da noi, però, il ministro della Cultura Sandro Bondi e Vittorio Sgarbi non ne sono convinti tanto da essere ancora strenuamente impegnati a virare a destra il grande flusso dell' arte raddrizzando almeno la barra della Biennale di Venezia, in cui Sgarbi curerà il Padiglione italiano con la precisa missione di promuovere le figure. Nell' Italia di oggi, dunque, la bandiera del figurativo è diventata di destra, mentre solo fino a una ventina d' anni fa rappresentava la tipica espressione dei regimi di sinistra, in particolare del blocco sovietico.

